CGIL Matera - Stesso sangue. Stessi diritti.

Dettaglio comunicato

Nicoletti Spa

17 maggio 2009

La querelle sviluppatasi in questi giorni sull’azienda NICOLETTI SPA offre spunti per un’amara riflessione.

La tensione che traspirava dalle esternazioni di alcuni dei protagonisti di quella vicenda è emblematica del dramma che, tra tutte le parti interessate al “caso Nicoletti”, oggi c’è.
Un dramma che assume connotazioni diverse a seconda del punto di vista dal quale ci si pone.
La vicenda Nicoletti è stata ed è vissuta male dal nostro territorio, dai nostri lavoratori, dalla nostra economia locale e regionale, dalla stessa Confindustria e dagli stessi sindacati perchè essa è una sconfitta per tutti in quanto, con la chiusura di questa realtà, sono venuti meno tutti quegli sforzi e sacrifici dei lavoratori che avevano riposto in questa realtà le speranze di un presente e di futuro solidi e duraturi; è venuta meno quella peculiarità che connotava e contraddistingueva l’economia del materano: il salotto, ideato, nato e realizzato in casa nostra ed esportato in tutto il mondo oltre che nel territorio nazionale; è venuta meno una fetta consistente della nostra economia locale, che dava lavoro a molte famiglie e che produceva effetti positivi per la nostra Regione.
Il nostro territorio si è potuto fregiare del fatto che a Matera si produceva un prodotto originale, made in Italy, fatto da braccia materane altamente  professionalizzate, pagate da contratto, utilizzando materie prime di qualità.
Oggi, a consuntivo e a dramma consumato, non ci si può “affacciare dal balcone” per lanciare accuse, gratuitamente, per individuare chi ha maggiori responsabilità, scrollandosi dalle proprie, nell’avere contribuito a determinare la fine di questa grossa realtà economica.
Non giova né aiuta né cambia una realtà ormai tristemente definita e finita. Comunque sia,  questa azienda, e tutto ciò che essa comportava e rappresentava, è arrivata ad un punto di non ritorno.
Anche la parte sociale avrebbe da dire la sua sul fatto che, magari, relazioni sindacali più sostanziali e non solo meramente formali, avrebbero contribuito a determinare un corso diverso, meno negativo,  agli eventi, ma la storia non si fa con i forse con i se o i ma.
Le valutazioni o le accuse a posteriori servono solo ad alleggerire le responsabilità che ciascuno, per la propria parte, ha e quindi non sono né utili né portatrici di effetti positivi.
In questa fase, sarebbe più opportuno concentrare le forze per iniziare a costruire, credendoci seriamente, un progetto di reindustrializzazione piuttosto che spendere energie a beccarsi su un dramma consumato.
Né giova attendere altro tempo per dare ascolto sostanziale, e non solo formale, alle denunce lanciate  dai lavoratori del mobile imbottito che, tramite i sindacati di categoria, hanno fatto rilevare gravi illegalità nel loro settore nonché la necessità di procedere ad organizzare interventi finalizzati a rilanciare i siti in crisi dell’apparato produttivo del mobile imbottito. Sarebbe opportuno guardare con responsabilità al fatto che gli ammortizzatori sociali sia per i 430 lavoratori della NICOLETTI sia per tutti i lavoratori di altri importanti marchi di questo settore, nel materano, stanno volgendo al termine: non possiamo permetterci l’errore di giungere impreparati, senza proposte fattive, alla fine degli ammortizzatori sociali. Non lo meritano né i lavoratori, né il nostro territorio né la nostra economia.
Anzi, questa sarebbe un’imperdonabile inadempienza ed un errore grossolano che le Istituzioni, Confindustria e le stesse parti sociali andrebbero a inferire al nostro territorio e a quei lavoratori che oggi vivono di un sussidio esiguo, che vivono col terrore che oltre la mobilità o la CIGO o la CIGS non ci sarà nulla.
La solidarietà verbale verso questi lavoratori non è più sufficiente. Occorre un impegno serio a rendere praticabili e operative le buone intenzioni per ridare dignità a questi lavoratori e a quei siti produttivi.
I sindacati, unitariamente, hanno lanciato con insistenza le loro proposte. Sta ora alle Istituzioni, a qualsiasi livello, e alla Confindustria lucana, volere praticare il recupero del lavoro e la ripresa di un’economia necessaria al territorio materano.
IL tempo sta scorrendo inevitabilmente e non possiamo rischiare di giungere ad amare riflessioni a posteriori anche sul mancato rilancio e sulla mancata reindustrializzazione di siti produttivi oggi in crisi o in chiusura. In quel caso, tanto le Istituzioni quanto Confindustria non avrebbero il diritto di proferire alcuna parola o accusa.  
IL sindacato resta a disposizione per lavorare congiuntamente per il rilancio del lavoro e per garantirlo a tutti quei lavoratori di questo settore che attendono un segnale forte come si è riusciti a darlo ad ALITALIA, alle Banche.
Il Governo centrale non può defilarsi su questa vicenda, né possono sottrarsi coloro che hanno potere per costruire le basi del rilancio necessario alla nostra economia, al nostro territorio e ai nostri lavoratori.

Matera, 17.5.2009

LA SEGRETARIA GENERALE CGIL MATERA
M. Manuela TARATUFOLO