Pane e libertà
Pane e libertà è un film che cade opportuno in quest’epoca di grande crisi sia dell’economia che dei valori; è un film che richiama l’attenzione su temi che oggi sono di grande attualità e la sua trasmissione in questo momento particolare per il nostro Paese rappresenta un monito a non dimenticare mai che i diritti, le tutele, la democrazia, l’eguaglianza sociale, la libertà non si sono radicati nella nostra società casualmente ma per opera e merito di chi ha voluto, con tenacia e totale abnegazione, combattere per affermarli.
La libertà che nel “libro con tutte le parole del mondo” si definisce come la facoltà dell’uomo di agire e pensare in piena autonomia. Quella libertà che oggi è un diritto costituzionalmente garantito e per il quale la generazione di Di Vittorio si è battuta a costo di rischiare la propria vita, di subire il confino o la deportazione.
Guardare questo film ci ha fatto rimarcare l’orgoglio di appartenere a questa grande organizzazione che è la Cgil la cui essenza è rappresentata proprio dai valori di libertà, eguaglianza, democrazia.
I nostri padri si sono battuti unitariamente per consegnarci quel prezioso patrimonio di tutele di cui, grazie a loro, noi ne beneficiamo; il sol pensiero che “qualcuno” oggi stia facendo di tutto per indebolirlo o azzerarlo ci stimola ad armarci di quella forza straordinaria che ha sempre animato il sindacato, il nostro sindacato, nel mettere in campo battaglie per la difesa di quei valori fondamentali che sono imprescindibili nella società civile e nel mondo del lavoro.
Quella generazione ha avuto il merito di tramandarci una grande ricchezza, i diritti e il valore della democrazia, libertà, eguaglianza, consegnandoci il compito morale di difendere quelle conquiste migliorandole.
Oggi la nostra generazione purtroppo dà tutto per scontato, i diritti li ha ricevuti e non si fa sfiorare dal pensiero che quei diritti sono stati costruiti e voluti dalla generazione precedente che ha subito soprusi, la cui dignità è stata spesso calpestata, ignorata e fortemente umiliata; è proprio questa generazione che, dati i tempi moderni di messa in crisi dei diritti e delle tutele, deve porsi il problema di cosa sarà in grado di consegnare a chi verrà dopo; è tempo che questa generazione moderna si sensibilizzi ad armarsi di quell’antica forza di difendere, con la stessa caparbietà e unità della generazione del passato, i diritti e le tutele che stanno purtroppo subendo duri attacchi; ciò che si è costruito in 60 anni di lotte lo si vorrebbe eliminare con un colpo di spugna; in nome della crisi attuale si sta tentando di indebolire le tutele, si sta attentando ai principi della Nostra Carta Costituzionale, si sta tentando di mortificare il diritto del lavoro svuotandolo dei suoi fondamentali principi di garanzia coi quali si è dato dignità ai lavoratori concependo il lavoro come valore.
Assurdamente il ministro del Welfare, Sacconi, vede nei diritti e nelle tutele l’ostacolo all’occupazione e questo determina tutti quei provvedimenti che sminuiscono il lavoro come valore e lo rendono un disvalore poco garantito: e così accade che i co.co.pro., gli interinali, il proliferare selvaggio dei contratti a termine diventano la forma normale di lavoro con cui si elude il LAVORO a tempo indeterminato che, da forma normale di lavoro, in questa fase, diventa eccezionale, in quanto la flessibilità sregolata e la precarietà sono diventate la regola.
La drammaticità del film è la sua sconvolgente attualità. Per dirla con le parole di Tomasi di Lampedusa nel libro de IL GATTOPARDO, “tutto cambia perché tutto torni come prima”: è proprio questa la triste realtà che stiamo vivendo; il tentativo di tornare indietro, all’ottocento, il tentativo di negare la libertà e la democrazia che sono la linfa di una società civile che disdegna le dittature e le diseguaglianze sociali, che rigetta le discriminazioni ma pone alla sua base l’affermazione di diritti con cui garantire a tutti, indistintamente, il lavoro, pari dignità e opportunità.
Negli anni in cui visse Di Vittorio, l’unità di intenti ha portato a ribellarsi alle angherie dei padroni e di quanti preferivano che i lavoratori fossero in una posizione di assoluta subalternità, quasi schiavitù che annullava la loro dignità e li condannava ad una remissione eterna.
Il merito di Di Vittorio è stato di farsi interprete dei più deboli, sempre e comunque, ad ogni costo, mettendoci il cuore e la passione che sono ingredienti imprescindibili in chi sceglie di mettersi dalla parte dei più deboli; e questo suo agire quotidiano deve essere per noi assunto a modello perché oggi noi, dopo lotte e morti per affermare diritti e tutele, non possiamo renderci corresponsabili, insieme a questo governo di centro destra, dell’abbattimento di diritti che sono fondamentali e imprescindibili per noi lavoratori.
Dobbiamo avere il coraggio di riscoprire la forza della lotta, di essere antichi nella nostra missione moderna di difendere un patrimonio importante che GRANDI, BUOZZI, DI VITTORIO, UNITARIAMENTE, CREDENDOCI INSIEME, ci hanno trasmesso.
Non possiamo prescindere dal nostro ruolo antico di sindacato a disposizione dei lavoratori, a difesa dei lavoratori, noi paladini di giustizia ed equità sociale. La crisi attuale non può diventare l’alibi per imporci di non svolgere il nostro ruolo che padri del sindacato come DI VITTORIO, GRANDI, BUOZZI, ci hanno tramandato ammonendoci sul fatto che il nostro compito è essere in prima linea a difesa dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani.
Non dobbiamo permettere a questo governo di svilire il nostro ruolo; dobbiamo invece avere il coraggio di essere compatti verso il raggiungimento di un fine comune che è nobile: la difesa del lavoro, dei suoi diritti, dei lavoratori. E’ nostro compito non consentire alla destra moderna di intaccare quei diritti duramente conseguiti e affermati ma soprattutto è nostra prerogativa non consentire la spaccatura sindacale che indebolisce il lavoro e i lavoratori.
Per noi del sindacato confederale, la difesa dei lavoratori e del lavoro deve rappresentare la costante del nostro agire quotidiano; essere un sindacato che difende e propone; essere un sindacato che non permette di svendere i diritti ma che, nell’ambito dell’attuale crisi difende gli interessi dei lavoratori che non vanno messi in discussione; la crisi non deve essere il mezzo attraverso cui permettere a questo Governo di eliminare le tutele riportando i lavoratori in una condizione di forte disparità rispetto al padrone.
Pane e libertà, lavoro e libertà è il binomio che vale sempre: anche se i tempi cambiano questi due valori devono resistere, in tempi di crisi come in tempi di benessere economico. E mai come in questo tempo a noi tutti va ricordato questo importante insegnamento.
Matera, 17.3.2008
LA SEGRETARIA GENERALE CGIL MATERA
M. Manuela TARATUFOLO