Rompiamo il silenzio su ciò che fanno le donne
Un dibattito aperto in cui le donne della CGIL, opportunamente stimolate da domande, hanno tracciato la strada su cui è tempo di incamminarsi con convinzione e dinamismo. Un dibattito vero, carico di emozioni e di proposte concrete che guardano a 360° al mondo delle donne e degli uomini. Ecco la caratteristica tipica della donna: analizzare il suo status senza dimenticare il contesto generale. Nella donna manca, in maniera naturale, quell’atteggiamento di guardare a se stessa egoisticamente, di detenere il potere in maniera esclusiva. La donna vuole semplicemente esser considerata pari all’uomo quanto ad opportunità e riconoscimento delle sue capacità. La donna vuole che si prenda coscienza del fatto che il nostro è un Paese fatto di uomini e di donne e non si può continuare a tollerare che a governare questo Paese siano solo uomini che, in questa fase drammatica, stanno cogliendo l’occasione sia per relegare le donne a ruoli sempre più marginali sia per congelare l’applicazione di leggi che le donne hanno conquistato con forza e sacrificio. I salari delle donne sono sempre più bassi, nonostante la legge voluta dalle donne sulla parità dei salari; alle donne si propone la forma contrattuale del part time non per favorire la conciliazione ma solo per impedire loro di potere fare carriera e di ricoprire ruoli apicali; la legge che contrastava le “dimissioni in bianco” è stata abolita da questo Governo e quindi il dramma del licenziamento delle donne che scelgono di vivere la maternità è ripreso nonostante ci sia una legge, voluta dalle donne, che vieta il licenziamento delle lavoratrici madri, divieto che si aggira appunto col bieco ricorso alle dimissioni imposte (altro che volontarie) in bianco. Oggi, in questa delicata fase politica ed economica, il Governo in maniera ipocrita e artefatta fa campagne di facciata a favore della famiglia dove riprende l’immagine di una donna delegata alla cura del focolare occupandosi fondamentalmente dei figli e dell’assistenza degli anziani. Un messaggio mediatico ad effetto che sottende però un’intenzione diversa: “donne state a casa, badate al focolare domestico perchè siete nate per fare figli e crescerli, il resto fatelo fare agli uomini”. I figli, come se fosse facile di questi tempi programmare una gravidanza; di fronte a lavoro che non c’è o che è precario, la libertà di scegliere di aver un figlio è compromessa; e quindi anche la libertà di determinarsi alla maternità non è garantita da questo governo che però si presenta come tutore della famiglia. Ipocrisia di facciata, la stessa che contraddistingue questo governo nella difesa, oggi, della tanto attaccata, fino a ieri, legge 194. Una difesa non sentita e fatta solo per contrastare l’ingresso in Italia della pillola RU486. La 194 è una legge voluta profondamente dalle donne che conoscono le cose umane come mai gli uomini le conosceranno. Quella legge ha rappresentato una grande conquista per le donne ed è per questo che è sempre stata vista con astio e risentimento e si è sempre tentato di attaccarla e di smantellarla. Con quella legge le donne hanno fatto ciò che devono fare sempre: fare registrare che ci sono con le loro individualità, con le loro idee, coi loro bisogni, con le loro priorità, con la loro visione del mondo.
Le donne non possono che fare questo: esserci sempre e comunque, essere protagoniste perché ne hanno la capacità e perché devono fare direttamente ciò che non devono delegare ad altri. IL modello con cui rappresentare la donna non è lo stupro, il sesso, il vittimismo, l’aspetto estetico ma è la capacità, l’intelligenza, la volontà, il pensiero che si rinvengono nel quotidiano nelle varie professionalità in cui la donna esplica la sua azione: nel sindacato, nella magistratura, nella scuola, nella sanità, nei servizi pubblici e privati, nel sociale. Le donne ci sono e danno un apporto positivo e notevole nelle attività che svolgono, sebbene ci siano ancora troppi ciechi e sordi che non vogliono vederle e sentirle. Questo il limite da superare. Affermare ad alta voce la presenza qualificata delle donne. Ripartendo dalle piazze, dai luoghi di aggregazione da dove riprendere la parola per stimolarci a renderci visibili non per apparire ma per iniziare a contare anche laddove oggi si è in minoranza, nella politica, nelle istituzioni.
Dalla piazza di Bernalda, è stato chiesto alle donne della CGIL cosa segnerebbero nell’agenda politica di questo Governo se a loro fosse chiesto di indicarne le priorità; le risposte sono state caratterizzate dal comune denominatore che è tutto femminile: la solidarietà verso ogni problematica senza guardare solo a se stesse. E così le donne della CGIL di Matera hanno indicato questi punti necessari da inserire nell’agenda politica del Governo centrale: intanto il rispetto della Costituzione dove sono contenuti principi e diritti che devono essere imprescindibili nell’azione politica di chi governa il Paese, a nessuno deve essere permesso di intaccarli; l’alfabeto delle libertà e dei diritti che, insieme alla Carta Costituzionale, deve essere insegnato nelle scuole (altro che i dialetti!!!) in cui si forma il sapere del domani e da cui deve essere impartito l’amore per quelle garanzie e diritti che i nostri Padri della Costituzione ci hanno tramandato dopo dure lotte e rivendicazioni; la promozione di una conciliazione dei tempi che consenta alle donne di avere anche ruoli dirigenziali e di responsabilità e non lavori precari e di secondo piano; un Paese governato paritariamente da uomini e donne, ponendo fine a questa ingiusta prevalenza maschile nell’azione di Governo; una legge sulla maternità assistita che sostituisca e abolisca la fallimentare legge 40 che non ha guardato con rispetto al corpo della donna e alla sua libertà di determinarsi alla maternità; l’incremento dei salari e delle pensioni: le pensioni e le retribuzioni italiane sono le più basse d’Europa, il Governo attuale anziché impegnarsi a determinare le condizioni per riconoscere il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, si dimena nel mortificarli ulteriormente con l’oscena proposta delle gabbie salariali; la conservazione dell’attuale età pensionabile delle donne nel pubblico impiego e nel privato: la parità non si raggiunge con l’elevazione dell’età pensionabile, servono ben altre azioni per riconoscere la parità tra uomini e donne; mantenimento del diritto allo studio in una scuola pubblica uguale per tutti: il diritto al sostegno per i diversamente abili deve restare una priorità per la scuola italiana su cui non si deve risparmiare, l’apprendimento è un diritto da garantire a tutti indistintamente; l’abolizione dell’aberrante decreto sulla sicurezza che non determina alcuna sicurezza ma solo ingiuste politiche discriminatorie verso gli immigrati a cui non si facilita l’integrazione e l’inclusione sociale; una riforma concreta, in un momento di crisi così difficile, degli ammortizzatori sociali che siano di supporto a tutti i lavoratori che subiscono nel pubblico (vedi i precari della scuola) e nel privato tagli di posti di lavoro e crisi aziendali.
Proposte che guardano alla realtà, proposte per cui battersi per renderle realtà perché, anche se è difficile, le donne, insieme all’azione sinergica degli uomini, ce la possono fare. Matera, 6.9.2009
LE DONNE DELLA CGIL DI MATERA