CGIL Matera - Stesso sangue. Stessi diritti.

Dettaglio comunicato

Una riflessione su disamina di Confindustria

08 settembre 2009

Apprezzabile la coerenza nell’assunzione di responsabilità e l’onestà intellettuale con cui il presidente vicario di Confindustria in un’intervista a IL Quotidiano, disamina le criticità del nostro territorio e della nostra economia.

La posizione espressa, in alcuni punti, è assai vicina a quanto, da tempo, il sindacato confederale e di categoria va sostenendo in merito alla necessità di  rendere appetibile il nostro territorio poiché, al di là dei progetti di industrializzazione o di rilancio, occorre determinare quelle condizioni che facilitino e promuovano la fruibilità nel territorio di quei progetti.

E’ forte la necessità che ai buoni propositi, finora predicati solo a parole, segua la politica dei fatti che promuova la realizzazione di quella rete infrastrutturale che da tempo si va ventilando  e invocando ma di cui non vi è ancora traccia tangibile. E anche da qui che bisogna partire per costruire una risposta alla crisi che sta mettendo in ginocchio la provincia materana.

E’ questo il tempo della fattività, della concretezza, del non proferire solo belle parole: è il tempo in cui tutti, parti sociali e istituzioni, devono prendere coscienza che non si può più tergiversare né scaricarsi reciprocamente le responsabilità di ciò che non si è fatto o che si poteva fare. Occorre davvero che ciascuno faccia la propria parte se si tiene al futuro reale della nostra città, della nostra provincia e della nostra Regione.

Non è utile a nessuno perseverare in una stasi decisionale che non giova. Troppi i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, troppe le aziende chiuse o in difficoltà, troppi i drammi sociali che si stanno consumando, poche le azioni volte ad arginare e superare questo scenario a dir poco devastante.

Non si può restare impassibili alla finestra e attendere l’ennesima chiusura, l’ennesima cassa integrazione. Il sindacato è stanco di siglare mobilità e condanne a morte per i lavoratori. Per noi l’ammortizzatore sociale deve assolvere alla funzione per cui è nato: accompagnare, in una fase transitoria, il lavoratore, la cui azienda è interessata ad un processo di crisi o di ristrutturazione, verso scenari migliori che le istituzioni e le parti sociali hanno l’obbligo morale di determinare.
IL dott. Moramarco, a proposito degli ammortizzatori sociali, dice:” i lavoratori recentemente assumono posizioni che sembrano, per alcuni versi, indicare una tendenza ad assicurarsi gli strumenti di sostegno piuttosto che il posto di lavoro”.
L’ammortizzatore sociale non è stato mai visto dal sindacato come la soluzione al danno del perdere il posto di lavoro ma solo come strumento-tampone attraverso cui garantire, in un momento di crisi, un paracadute per non toccare completamente il fondo e per mantenere comunque in piedi il rapporto di lavoro (CIGO-CIGS). Lungi dalla cultura del sindacato ritenere l’ammortizzatore sociale l’obiettivo primario nella difesa dei posti di lavoro. E se oggi si chiede una riforma degli ammortizzatori sociali è perché troppi lavoratori, i cd. Atipici, restano completamente scoperti nel momento in cui la loro azienda è in crisi o nel momento in cui si operano tagli irragionevoli che negano loro anche il contratto a tempo con cui convivono da anni (precari della scuola).
Ma la ragione d’essere del lavoratore materano o lucano non è l’ammortizzatore sociale. Lo dimostrano oggi i lavoratori della LASME che si stanno battendo per la difesa del loro posto di lavoro, i lavoratori di Carrefour col presidio permanente per fare comprendere, a chi ha comprato il loro sito produttivo, che essi tengono al loro lavoro e che respingono al mittente ipotesi di CIGS o Mobilità, i lavoratori precari della Scuola che invocano la conservazione del loro lavoro, se pur precario, tutti quei lavoratori del mobile imbottito che attendono di essere ricollocati nel mondo del lavoro in base a quanto si era loro rassicurato di fare.

Per queste ragioni, non condividiamo la posizione del dott. Moramarco circa la visione del lavoratore che ambisce più all’ammortizzatore sociale che alla difesa del posto di lavoro. La realtà quotidiana è caratterizzata dalla disperazione di lavoratori che non vogliono essere gettati nella rete intricata degli ammortizzatori sociali, che difendono con forza il loro posto di lavoro (e sono disposti a qualsiasi sacrificio pur di conservarlo) perché qui, nella provincia materana, i lavoratori non hanno ambizioni sovrumane ma semplicemente vogliono “pane e lavoro”, quel pane e lavoro che devono consentire loro almeno di sopravvivere poiché il sussidio di CIGS o Mobilità non è sufficiente a realizzare la persona e la famiglia, come invece sancisce la Costituzione.
                                
Quindi     siamo nel tempo in cui è necessario decidere se percorrere la strada della ripresa, e ciascuno (istituzioni locali e regionali, parti sociali) sa, per la propria competenza, cosa deve fare, o se cadere a picco nel baratro.

Credo che la nostra provincia meriti di non essere mortificata ulteriormente: è necessario che anzi si proceda con forza a valorizzare le sue potenzialità inespresse dotando il territorio di quegli strumenti che rendano appetibili le sue risorse e praticabile l’insediamento in esso di nuove attività produttive competitive e durature.

Il sindacato vuole praticare la strada di questa importante sfida ma da solo non può farcela.
Matera, 8.9.2009

LA SEGRETARIA GENERALE CGIL MATERA
M. Manuela TARATUFOLO